Mangiare e ritrovare energia facendo al tempo stesso attenzione alla linea? E' possibile, evitando cioccolata, bibite frizzanti o energy drink e ricorrendo invece a 10 cibi sani e che aumentano i nostri livelli di energia in maniera naturale, aiutandoci a scacciare la stanchezza. Ad elencarli, in un articolo online sul Daily Mail, l'esperta di nutrizione Lee Holmes.
Si parte dalle nocciole, che se mangiate crude e senza sale danno all'organismo un importante impulso di energia e sono ricche di sostanze nutrienti. Poi c'è lo yogurt, ricco di probiotici, che aiutano una corretta digestione dando all'organismo la possibilità di prendere il meglio dal cibo e combattere così la stanchezza. Terzo il salmone, ricco di proteine, vitamina B6, niacina e riboflavina, che aiutano a convertire il cibo in energia, dando una sveglia 'sana' all'organismo. Poi ci sono i funghi, che forniscono un'importante dose di ferro, essenziale per il trasporto di ossigeno nel sangue. Senza un apporto di ossigeno efficiente ai nostri organi principali, possiamo sentirci stanchi e letargici.
Nella top ten anche gli spinaci, con un contenuto alto di ferro, magnesio e potassio. Il magnesio in coppia con il potassio permette la digestione efficace nello stomaco e la regolazione della funzione dei nervi e dei muscoli. Poi, semi di zucca e girasole, ricchi di magnesio, le patate dolci, con ferro, potassio, magnesio, vitamina C e vitamina D, che contribuiscono ad aumentare i livelli di energia, l'acqua, che aiuta a portare sostanze nutritive e ossigeno alle cellule, i prodotti stagionali che offrono il massimo delle loro proprietà e le uova, che dopo l'esercizio aiutano i muscoli a recuperare.
La Sanità privata, profit e no profit (lucrativa e non lucrativa), ha rappresentato, sin dalla sua istituzione, una risorsa per il Servizio sanitario nazionale. Questo perché, il Ssn affermando la centralità del cittadino, ha riconosciuto a questi il diritto di libera scelta del luogo di cura.
Il Ssn, innanzitutto, garantisce la qualità delle strutture sanitarie e dei professionisti sanitari, vincolando le prime alla concessione dell'autorizzazione all'esercizio (art. 8 ter d.lgs n. 502/92) ed i secondi all'abilitazione professionale.
Il cittadino può rivolgersi gratuitamente (ovvero pagando l'eventuale ticket) a strutture sanitarie e professionisti pubblici o privati accreditati con il Ssn, scegliendoli liberamente tra quelli abilitati ed autorizzati.
Bisogna precisare che le prestazioni erogate dal Ssn, sia mediante strutture pubbliche che private accreditate, sono solo quelle individuate nei LEA (Livelli essenziali di assistenza), definiti con il DPCM del 29 novembre 2001 e s.m.i., pertanto qualora un cittadino volesse sottoporsi ad una prestazione sanitaria non compresa nei LEA, il relativo costo sarebbe totalmente a suo carico sia che essa venga erogata in una struttura pubblica che in una struttura privata accreditata.
L'accreditamento (art. 8 quater D.Lgs n. 502/92 e s.m.i.) è l'atto con cui la regione verifica il possesso di standard qualitativi, organizzativi e strutturali di strutture e professionisti, equiparando al pubblico le strutture ed i professionisti del privato. In tal caso, i relativi oneri economici vengono imputati al Ssn e il cittadino che vi si rivolge non sostiene costi aggiuntivi rispetto a quelli che sosterrebbe se si rivolgesse ad una struttura o ad un professionista pubblico.
Le strutture sanitarie, pubbliche e private, per poter esercitare la propria attività, devono, in prima istanza, ottenere la concessione dell'autorizzazione alla realizzazione e all'esercizio, atto con cui il Comune e la Regione verificano che la struttura abbia i requisiti strutturali (metri quadrati, sale e spazi, assenza di barriere architettoniche depositi, magazzini e spogliatoi ecc) e organizzativi (figure professionali abilitate ed in numero idoneo all'attività sanitaria da svolgere in piena sicurezza per i pazienti).
Successivamente, possono chiedere l'accreditamento istituzionale , atto con cui si verifica che la struttura privata possiede gli stessi standard qualitativi delle strutture pubbliche e, pertanto, viene a queste ultime equiparata.
Una volta ottenuto l'accreditamento istituzionale, la struttura privata stipula appositi accordi contrattuali con la Regione, mediante i quali si stabilisce il numero di prestazioni che il Ssn "acquista" da quella struttura o da quel professionista privato accreditato.
Tali prestazioni (determinate previa definizione del fabbisogno di prestazioni sanitarie della popolazione) verranno quindi erogate al cittadino senza alcun spesa aggiuntiva rispetto alla stessa prestazione erogata nella struttura pubblica e alle stesse condizioni; pertanto, se il cittadino è tenuto alla c.d. compartecipazione alla spesa (pagamento ticket) nella struttura pubblica, allo stesso modo dovrà pagare lo stesso ticket presso la struttura (o il professionista) privata accreditata.
Mangiare piccante per dimagrire. E' ancora un'ipotesi, ma ha funzionato nei topi protagonisti di un esperimento condotto da un gruppo di scienziati americani dell'Università del Wyoming, presentato a Baltimora (Usa) al 59esimo meeting annuale della Biophysical Society. Sotto la lente degli studiosi c'è la capsaicina, ingrediente chiave del peperoncino, che nei roditori di laboratorio è riuscita a contrastare gli effetti di una dieta ipercalorica ricca di grassi e a prevenire l'aumento di peso.
Baskaran Thyagarajan e colleghi, del team 'Baskilab' attivo presso la Scuola di farmacia dell'ateneo statunitense, ipotizzano che la capsaicina introdotta con la dieta potrebbe aiutare a perdere peso anche senza particolari restrizioni caloriche, perché sembra indurre la trasformazione delle cellule del tessuto adiposo bianco in cellule di quello bruno brucia-grassi. In altre parole, il composto chimico che conferisce al peperoncino il suo sapore agirebbe sul metabolismo energetico stimolando la termogenesi: invece di depositarsi sotto forma di accumuli di adipe, il grasso ingerito verrebbe dissipato in calore.
Non ci sono ancora evidenze complete e gli scienziati raccomandano di non correre prima del tempo all'armadio delle spezie, ma l'idea - da approfondire e da verificare nell'uomo - è che il peperoncino possa essere un valido alleato contro l'epidemia di sovrappeso e obesità che colpisce un terzo della popolazione del pianeta secondo i dati dell'Organizzazione mondiale della sanità. La speranza è di contribuire a prevenire non solo i chili di troppo, ma soprattutto le loro conseguenze a lungo termine sulla salute: diabete di tipo 2, ipertensione e malattie cardiovascolari.
"L'obiettivo principale del nostro lavoro - spiegano gli scienziati del Baskilab - è capire meglio il meccanismo con il quale la capsaicina potrebbe contrastare l'obesità, trasformando queste prime osservazioni in raccomandazioni dietetiche concrete. Il passaggio successivo, più a lungo termine, sarebbe quello di sviluppare nuovi farmaci in grado di prevenire e trattare l'obesità, appositamente disegnati in modo da agire sugli 'interruttori' ai quali si lega la capsaicina (recettori TRPV1)".
Secondo i ricercatori, tuttavia, lo sviluppo di un integratore alimentare naturale come strategia anti-obesità è già fattibile in termini clinici. "Nel nostro laboratorio - riferiscono - stiamo lavorando una formulazione basata su nanoparticelle, a rilascio prolungato di principio attivo. Ciò potrebbe aprire la strada a un approccio dietetico, basato su un supplemento naturale, per prevenire e trattare una delle malattie più pericolose per la vita: l'obesità e le sue complicanze".
Un comodo vademecum su come affrontare in sicurezza l'inverno...